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Atalanta-Milan 0-1, alias il ritorno del Faraone

Quella che sulla carta era una trasferta insidiosa si rivela una gara più semplice del previsto, nonostante l’Allegri Chirurgo ci abbia messo del suo per complicarsi la vita. Vittoria di misura griffata Stephan El Shaarawy, che torna al gol in campionato dopo una seppur breve astinenza. Di nuovo applausi per Niang, al quale concediamo volentieri qualche pausa e qualche pallone perso di troppo, a fronte di un impegno e una serietà che francamente non sembravano le sue qualità maggiori, dopo la bagarre in Under 21 e il siparietto coi Carabinieri.

NOCERINO, SE CI SEI BATTI UN COLPO – Dicevamo del Vate del Caciucco, incapace di effettuare un cambio che non sia “fuori una punta, dentro un’altra punta”, se non negli ultimi minuti. Con l’Atalanta in dieci e Flamini in evidente debito d’ossigeno – si capisce quando gli si chiude la vena nel momento in cui gli cola bava dalla bocca e cerca di calciare il calciabile, che siano palloni, borracce, ma soprattutto caviglie altrui – vede bene di sostituire il Faraone mettendo in campo il cugino addormentato di Robinho.

Nocerino rimane invece 90′ a esplorarsi le narici in cerca di qualche metallo prezioso. Viene da chiedersi come mai uno dei migliori centrocampisti dello scorso campionato, e non solo per i 10 gol messi a segno, quest’anno fatichi a trovare spazio nonostante, in fondo, a centrocampo se la giochino sempre in tre, proprio come l’anno passato. Flamini è più grintoso? No. Recupera più palloni? No. Vede peggio la porta? Sì. Cioè non la vede proprio.

COLANTUONO, COLANTUONO… – Sei uno dei miei tecnici preferiti, possibile che mi caschi proprio sul piano tattico? Bastava riguardarsi Sampdoria-Milan per mettere in difficoltà i rossoneri: pressing alto e a tutto campo, trappole mortali per El Shaarawy che neanche Saw L’Enigmista e ripartenze veloci. Invece il Mastro Lindo orobico opta per un tutti dietro al pallone che neanche il buon Nedo Sonetti e finisce per concedere non solo troppo spazio, ma addirittura troppo tempo persino a quel bradicefalo di Montolivo. 

Inoltre al Tanque Denis decide di affiancare Facundo Parra, che con un nome così l’unica cosa che può segnare sono i punti a 5 al 2. Non contento toglie un deludente Denis per inserire nientemeno che Igor Budan, un paracarro che non ha ragione di esistere in Serie A. Probabilmente Maxi Moralez avrebbe messo in difficoltà la coppia Zapata-Mexes con la sua velocità, ma tant’è.

SUPER MARIO – Piccola chiosa sull’affarone Balotelli. Siamo partiti dal gallianesco “davanti siamo a posto così, se non se ne va Robinho non prendiamo nessuno per non togliere spazio a Niang”, passando per il berlusconesco “Balotelli è una mela marcia”. Oggi invece pare che per 20 milioni, pagabili in trentordicimila rate da sette euro e cinquanta l’una, l’uomo dai 3 gol all’anno, l’uomo che riuscirebbe a litigare con Gandhi, l’uomo il cui QI si avvicina pericolosamente a quello di una pigna, dovrebbe arrivare a Milanello.

A me Balotelli non piace. Perché è un Cassano 2.0. Un giocatore che dovrà arrivare a 27-28 anni prima di rendersi conto che da protagonista ha vinto poco e un cazzo, ha buttato nel cesso gli anni migliori della sua carriera e dovrà ricominciare tutto daccapo una serie infinita di volte. Potenzialmente è tra i centravanti più forti del pianeta, se non fosse che, come dicono i genitori del Faraone, “il segreto è rimanere umili quando arriva il successo”.

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