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Inter-Milan 1-1, alias ma va bene così

Handanovic, e la mancanza carenza di materiale umano per le rotazioni a centrocampo – per dirla alla Dan Peterson – ci impongono un pareggio in un derby che nel primo tempo avrebbe potuto già essere chiuso a tripla mandata e buttare la chiave, grazie. Invece nella ripresa caliamo come la pressione del nostro presidente, l’uomo col cazzo intorno, mentre guarda gli exit poll, e finiamo in affanno contro la banda Strapacchioni. Prima della gara l’importante era non perdere, al triplice fischio finale la sensazione è che s’è gettata al vento una bella occasione per non dico ipotecare, ma quantomeno IPOTECARE (maiuscolo urlato) il terzo posto.

BUON PRIMO TEMPO – Pronti-via e la coppia El Shaarawy-De Sciglio ridefinisce il concetto di sfondare, perculando a più non posso il povero Nagatomo, con Guarin che, già fuori ruolo, non capisce bene cosa cazzo faccia in una squadra di casciavit del genere. Montolivo continua da dove aveva finito, cioè recuperando palloni e ricamando calcio che è un piacere, anche se spesso è Muntari a vestire i panni del regista, nonostante un paio di piedi tetraedrici. Nocerino fa il suo, Mexes prende il suo solito giallo da camicia di forza e tutto sembra volgere per il meglio.

Se non fosse per colpa di un Balotelli evidentemente più teso di quanto non appaia all’esterno, il risultato del primo tempo avrebbe dovuto essere almeno Milan 3, banda Stracucchiuni zero. Invece il negretto di famiglia fa fare un figurone ad Handanovic in un paio di occasioni, mentre in una terza scivola sul più bello. Ma va bene così, ché l’Inter non sembra avere la forza di pungere, con il diversamente magro Cassano ben controllato e Palacio che girovaga nella speranza che qualche cristiano gli dia almeno un pallone giocabile.

FINISCE LA BENZINA – Nel secondo tempo Strafalcioni sposta Nagatomo di qua e Zanetti di là e tutti a dire oh quanto è bravo che ha capito come fermare il Milan. In realtà cominciano a farsi sentire le scorie della vittoria di mercoledì col Barcellona: il baricentro rossonero si abbassa paurosamente, El Shaarawy non ne ha più e Muntari si muove spinto solo dalla forza di gravità dettata dal peso della sua minchia. E tutti a dire ma perché cazzo Allegri non fa un cambio. In realtà, tolti Niang e Krkic, che comunque sono entrati per i due esterni alti, a centrocampo c’era ben poco da fare. Ambrosini ha bisogno di almeno un paio di mesi per recuperare il fiato dopo la gara di mercoledì e Traorè è semplicemente imbarazzante per poter essere schierato a risultato non acquisito. Non l’avrei mai detto, ma quanto ci mancano De Jong Flamini.

Così succede che Nagatomo trotterella a sinistra e non gli pare vero di vedere un due contro due nell’area del Milan. Chiaramente Il Fine Pensatore di Rodin non può giocare due partite consecutive senza una cappella: si dimentica di saltare su Schelotto, che si trasforma per un attimo da bidone in Oliver Bierhoff e di testa fa 1-1. Dopo il gol l’ex atalantino si mette a frignare come una femminuccia perché lo prendono in giro da quanto è brutto, o più probabilmente perché sa benissimo che quello sarà il primo e unico gol importante da qui al duemilasempre.

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