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Barcellona-Milan 4-0, alias la leva calcistica del ’94

La sliding door del Camp Nou

La sliding door del Camp Nou

Avete presente quel film in cui Gwyneth Paltrow dice “Se ho tempo faccio un pompino al mio ragazzo?”. Bene, potevo scrivere direttamente Sliding Doors, ma perché privarmi della possibilità che qualcuno googli “pompino” e incappi nel mio blog? Viva il (la? Qualcuno dice la) Search Engine Optimization.

L’apoteosi dei what if nel calcio è sempre “ma se fosse entrato quel pallone?”, una frase che mi ricorda immancabilmente, con una puntina di amarezza, che se fossi alto sei centimetri in più e avessi la faccia di Brad Pitt sarei Brad Pitt. E invece. E invece quel pallone nell’immagine di cui sopra si è stampato sul palo e io non ho la possibilità di cherry-poppare l’imene (dai pervertito smanettatore, googlalo!) di nessuna mia fan sfegatata.

Remuntadestocazzo… e invece sì

Giusto lunedì, nelle poche righe scaramanticamente dedicate alla sfida di ieri, sottolineavo come pensare di ripetere il catenaccio la gara accorta dell’andata fosse una soluzione impensabile, in un campo molto più largo e veloce di San Siro. Non che ci volesse un genio del calcio come Aldo Agroppi (trolololololo) per arrivare a tale conclusione. Bastava vedersi un paio degli ultimi Barcellona-Real Madrid per rendersi conto che in un momento come questo, l’unico modo per sperare di uscire indenni dal Camp Nou è accettare il pressing alto e far sì che l’unica soluzione per i blaugrana sia quella del lancio lungo.

Invece leggo (perché la partita, fortunatamente, non sono riuscito a vederla) che abbiamo ripetuto più o meno lo stesso copione dell’andata. Giustamente prendendo gol nei due momenti dove non andava preso: inizio e fine primo tempo. Perfect timing, insomma.

La remuntada stavolta è andata a buon fine. Evito di dilungarmi sulla dicotomia catenaccio-pressing alto che all’andata (ma come detto in condizioni ambientali totalmente differenti) aveva dato ragione agli adoratori del culto rocco-trapattoniano. Aggiungo solo che mi piacerebbe vedere nei quarti un bel Barcellona-Juventus, sicuro che Conte non ripeta gli errori del Vate del Caciucco. D’altra parte non si capisce perché il pressing alto il Barcellona possa farlo ma non subirlo, come se gli uomini di Roura fossero dotati di qualche polmone in più rispetto agli avversari. Ma tant’è.

Provaci ancora, M’Baye

Non mi sento di addossare alcuna colpa al povero Niang, all’esordio da titolare in Champions League, a soli 18 anni (è nato a fine ’94), non propriamente in uno squadrone, contro l’11 più forte del mondo, in trasferta, nel campo più difficile d’Europa. Che io al posto suo penso avrei foderato le mutande con un rotolone Regina.

Quel palo al 38′ del primo tempo se lo ricorderà a lungo, e come lui tutti i tifosi milanisti. Pochi secondi che potevano già cambiare il corso della sua carriera, farlo diventare l’uomo, anzi il giovanotto con la cresta che ha eliminato l’imperioso Barcellona. Ma io sono sicuro che quel momento, la carriera di Niang, la cambierà davvero. In negativo o in positivo. Da mazzate del genere c’è chi non si è più ripreso e c’è chi invece ne ha fatta una sfida per dimostrare al mondo intero quanto vale. Io sono sicuro: il ragazzo si farà. A differenza del Nino di De Gregori, non ha neppure le spalle strette.

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