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Milan-Barcellona 2-0, alias vedi foto

Non è una metafora

Me lo immagino lì, il Paròn, sulla sua nuvoletta intento a sgomitare il vicino Helenio Herrera, incalzandolo a furia di Visto, mona? Perché chi vince ha sempre ragione, e se il Vate del Caciucco ha battuto la squadra più forte del mondo, be’, allora ha ragione lui. Anche se un catenaccio così non si vedeva probabilmente dai tempi del buon Nereo Rocco. Anche se il risultato maturato ieri sera s’infodera alla perfezione nel luogo comune del più classico dei 2-0: un calcio di punizione e un contropiede.

Per una volta Messi è sembrato quello che appare fuori dal campo: un nano vagamente bruttarello, di quelli che li puoi prendere a coppinate come se non ci fosse un domani, chè tanto reagiscono sempre con un sorriso imbarazzato. Ha trotterellato senza arte né parte per un’ora e mezza, senza riuscire a combinare nulla. Ma checché ne dicano i soloni del giornalismo sportivo all’italiana, non è stata una sua partita no. È stata una nostra partita sì.

CHIUDERE LE LINEE DI PASSAGGIO – Parlavamo giusto un paio di giorni fa della questione come fermare il Barcellona. Un argomento diventato ormai una dicotomia, tipo Maradona o PelèTyson o Alì, Vasco o il Ligarasata o pelosa e via dicendo. In questo caso c’è chi dice che i blaugrana si fermano solo pressando a testa bassa (e io sono uno tra questi) e chi invece pensa che l’unico modo sia arroccarsi in difesa e puntare su sporadiche ripartenze.

La tattica scelta da Allegri, come previsto, è stata la seconda. Ma il tanto criticato – almeno da parte mia – tecnico toscano ha avuto quantomeno il buonsenso di non ascoltare i consigli del Penicefalo, non piazzando alcuna marcatura a uomo sullo spauracchio argentino. Ha funzionato l’idea di chiudere le linee di passaggio, inteso come: ok, passatevela pure orizzontalmente, anche a venti metri dalla nostra porta, ma scordatevi di verticalizzare perché non ve lo faremo fare MAI. A costo di vedere Pazzini giocare da mediano.

Una scelta rischiosa, a mio modo di vedere, non meno del pressing furente da me tanto auspicato. Sarebbe bastata una disattenzione, un movimento ritardato, un anticipo sbagliato e tutto sarebbe crollato come un castello di carte. Da questo punto di vista i miei occhi erano puntati costantemente su Mexes e Zapata, due la cui soglia di attenzione spesso raggiunge livelli pericolosamente abissali. Invece a parte un paio di brividi palla al piede tutto è filato via piuttosto liscio, tanto che al conto delle parate, una volta tanto, Abbiati segna zero.

MONTO-SHOW E I SUOI FRATELLI – Arrigo Sacchi di calcio ne capisce a garganella. E quando, nel dopo-partita, fa gentilmente notare a Montolivo che il suo tallone d’Achille è sempre stata la sua timidezza, esprime il concetto che riporto in termini più caserecci: nelle partite importanti, l’ex viola ha sempre macchiato le mutande con la classica bolla marrone. Non questa volta. Il Montolivo visto ieri, più che ad Andrea Pirlo, somiglia a quel Demetrio Albertini che in casacca rossonera non si vede più dai tempi di Demetrio Albertini. Period. Speriamo che sia il suo definitivo salto di qualità.

Su Ambrosini poco da dire: se non fosse stato tormentato da guai fisici per tutta la carriera, sarebbe stato il Gerrard denoantri. Magari con meno qualità, ma con due olive grosse così. Muntari non sfigura, ma spesso si perde per strada e soprattutto non imbrocca un passaggio-uno. Fortunatamente si fa ampiamente perdonare con il sinistro al volo che dà libero sfogo ai testicoli di milioni di milanisti.

EL-BO-PA – L’acronimo è una schifezza, ma il finto tridente funziona. Perché Pazzini si sbatte al di là delle proprie qualità tecniche, recuperando e difendendo parecchi palloni preziosi. Perché finalmente vediamo in campo il vero Boateng, e non il cugino atarassico che abbiamo dovuto sopportare fino a ieri sera. Perché El Shaarawy non ha due polmoni, ha due taniche da trenta. E perché Niang, potenzialmente, vale una manciata di Balotelli. Che dopo l’esultanza di ieri sera, se va bene, finirà il derby in barella.

Balodance

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Milan-Parma 2-1, alias Milan-Barcellona

Sì, perché a causa di impegni improrogabili non ho potuto vedere la gara di venerdì. Ho giusto adocchiato l’intervento di Paletta in stile calcio saponato, la pannocchia da fuori di Balotelli e l’ennesima comica difensiva che ha permesso all’amico dei Filistei di bucare per l’ennesima volta il nostro Fascistone preferito. Leggo però di una buona prova di Boateng, fin qui continuo come il mio rendimento scolastico al liceo, e di un Montolivo sempre più a suo agio nei panni di unico centrocampista con un minimo di Q.I.

Perciò proiettiamoci direttamente sulla partita del secolo, Tritium-Portogruaro di domenica Milan-Barcellona di domani sera.

MEMENTO SANDRO – Memori dell’anno scorso, in cui persino la presenza di Sant’Alessandronesta da Roma poté ben poco, sulla carta siamo spacciati. Non oso pensare quali gag potrà regalarci il duo cabarettistico Filippo&Cristiano al cospetto di Sua Calcezza Lionello Messi. Non che con il Muratore di Brescia sia molto più affidabile, per carità. Ma un assaggio del repertorio di scorregge del Fine Pensatore Mexes già lo abbiamo visto dodici mesi fa, se non erro in occasione della gara di ritorno (ndr: non erro, sono andato a controllare). Posto che dietro siamo da segno della croce, a mio modo di vedere l’unica è impedire che arrivino a meno di venti-venticinque metri dalla porta. Sì, ma come?

CODICE: PRESSING – In occasione dei quarti di finale dell’anno scorso ebbi modo di confrontarmi in maniera piuttosto accesa con gli amici, secondo i quali pressare alto il Barcellona equivaleva al suicidio. Infatti aspettandoli rintanati nella nostra area di rigore manco Rick&soci in The Walking Dead ha prodotto uno 0-0 di culo all’andata e un 3-1 meritato (rigore a parte) al ritorno. Può darsi che in quell’occasione i giocatori a disposizione non fossero i più adatti per un pressing asfissiante dal primo minuto al minuto in cui ti collassano i polmoni e vedi l’Arcangelo Gabriele a-là-Fantozzì (Seedorf sarebbe crollato in preda a convulsioni dopo otto secondi), ma quest’anno STOCAZZO.

Il tridente mascherato è fatto di gente giovane, con la voglia di sbattersi per la squadra; a centrocampo Montolivo non è un fulmine, ma è pur sempre più resistente di Clarenzio, mentre Flamini e io ci metterei Nocerino hanno la cazzimma giusta per menare calci a ripetizione manco fossero Eddy Gordo. Serve dunque ripetere la prestazione del Real Madrid nell’ultimo Clasico, possibilmente evitando il momento-pannolone nel caso il Barcellona dovesse segnare lo stesso: il Real fece l’errore di abbassarsi e smettere di pressare, rischiando più e più volte il gol del ko, prima che la capocchiata di Varane riaccendesse l’interruttore.

EDIT: La mia fama di gufo è pari, se non superiore a quella di Cristiano Ruiu: Flamini e Nocerino non convocati per infortunio.

COME TI BATTO IL BARCELLONA – Riassumendo per i pigroni che si fermano a leggere solo le parole in grassetto: pressare senza sosta i difensori costringendoli a lanciare lungo, rubare palla e ripartire in contropiede. Purtroppo qualcosa mi dice che il Vate del Caciucco abbia intenzione di ripetere la tattica dell’anno scorso, cioè tutti nel bunker anti-atomico e che Nereo Rocco ce la mandi buona.

PS: Per tutti coloro che si chiedono come mai Robinho non giochi più come l’anno scorso:

PRIMA

Robinho

DOPO

Robonzo

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Cagliari-Milan 1-1, alias si doveva fare meglio

Nella giornata in cui la Lazio pareggia col Napoli, la Fiorentina le busca con la Juve e l’Inter rinasce distruggendo l’Invincibile Armata dei Pandori, noi si perde due punti fondamentali nella rincorsa al terzo posto. O se ne guadagna uno, visto come si era messa. Sì, perché dopo gli orrori di Sampdoria-Milan incappiamo in una giornata piuttosto simile, dove non gira niente (leggasi non gira il Faraone) e dove la premiata ditta Mexes-Zapata si rende protagonista dell’ennesima prestazione vomitevole.

ATTENTI A QUEI DUE – Il male oscuro che si è impossessato del Fine Pensatore di Rodin ha un solo nome: la scarsezza. Mexes è un giocatore semplicemente sopravvalutato, che ha una fiducia sconfinata (e mal riposta) nei propri mezzi, senza la quale sarebbe un Bruno N’Gotty qualunque. La sua stupidità è seconda solo a quella dell’arbitro Giannoccaro, che giustamente concede un vantaggio al Cagliari ma evita di sventolare il secondo giallo al pippone francese. Pippone che trascina nel baratro quello che, accanto a un regista difensivo coi controcoglioni, sarebbe anche uno stopper niente male, ovvero Cristian Zappa Zapata. Il quale, povero chreesto, avrebbe bisogno di essere guidato da qualcuno che avesse almeno il quoziente intellettivo per sostenere una conversazione con un merlo indiano. La cosa esclude purtroppo anche Bonera, mentre Yepes purtroppo ha i giorni calcisticamente contati. Io proverei Ambrosini come centrale difensivo, tanto peggio di Mexes…

CENTROCAMPO FANTASIA PROPRIO – L’assenza di Montolivo si è fatta sentire più di quanto pensassi. L’ex viola ha la velocità di un bulldog col catarro, ma quantomeno possiede piedi sicuramente più educati del Trio Ferramenta di domenica. Tutto sommato non mi è sembrata una gran mossa disfarsi di Urby et Orbi Emanuelson, giusto per avere un minimo di qualità in mezzo al campo se a Montolivo dovesse venire il raffreddore.

DESTRA, DESTRA E ANCORA DESTRA – Non è il grido di battaglia di Gianranco Fini, ma il leit motiv dei primi 45 minuti di domenica, quando praticamente abbiamo attaccato solo da quel lato. Una serie infinita di palloni gettati in area, anche con buon tempismo in alcune occasioni, ma la sensazione è che Balotelli vada servito in altro modo. Sicuramente Pazzini trarrebbe beneficio da questo tipo di gioco che curiosamente, quando lui è in campo, sfruttiamo invece troppo poco.

Domenica urge fare bottino pieno contro il Parma dell’indimenticabile Donadoni. E speriamo che siano Luci a San Siro.

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Milan-Udinese 2-1, alias minchia Balotelli

Mario Balotelli è come un farmaco sperimentale che puòavereeffettiindesideratianchegravitenerefuoridallaportatadeibambini: se sbagli le dosi vai al creatore, se le azzecchi ti salva la vita. Per una volta l’Allegri Chirurgo indovina la ricetta, ringrazia l’infortunio di Pazzini durante il riscaldamento e sostanzialmente si gode i 3 punti targati SuperMario. Volevo scrivere qualcosa sul suo acquisto, ma per scaramanzia ho preferito evitare e preferisco continuare a non sbilanciarmi. Viviamo alla giornata e godiamoci un esordio da urlo che già dopo una trentina di secondi ha rischiato di far crepare di gonorrea fulminante tutti gli interisti.

PRIMO TEMPO DA APPLAUSI – Quarantacinque minuti come non se ne vedevano da non so quanto. Mortovivo come il Pirlo dei tempi migliori, Monsieur Flamini sotto effetto di pentametilentetrazolo e Nocerino in versione Gattuso a dominare un centrocampo in inferiorità numerica solo teorica. Constant e persino Metrosexual Abate a gigioneggiare sulla fascia e un trio d’attacco da masturbazione bimane che francamente oggi in Italia è inarrivabile. E in Europa è da top 5, potenziale top 3 se non si perdono per strada. Occasioni da rete come se piovesse e un risultato strettissimo. Ma ha segnato Balotelli, lo sfintere nerazzurro urla pietà e ci possiamo accontentare.

SECONDO TEMPO DA SBERLE – Si rientra in campo e Montolivo è tornato lui, Flamini rischia lo shock anafilattico e Nocerino vaga per il campo senza arte né parte. Logico che dietro si cominci a soffrire, anche perché una volta c’erano Nesta e Thiago, oggi Daniele Braccia rubate all’edilizia Bonera e Cristian Devo ancora trovargli un soprannome Zapata. Aggiungere un Costant groggy, miscelare per bene ed ecco servito il gol di Pinzi. Da notare l’orrendo posizionamento di Bonera, che salta a vuoto su Di Natale (non propriamente Nordhal) e in più si abbassa, tanto per agevolargli il compito.

Seguono interminabili minuti di “ma come cazzo si fa a buttare via una partita del genere” e di “Gisas, cosa cazzo aspetti a fare un cambio?”. Per fortuna Valeri si inventa un rigore imbarazzante anche senza ausilio di moviola, SuperMario si conferma eccelso rigorista e l’aggancio al quarto posto è completato.

MALE BOJAN – Il mistero più misterioso di questo Milan è Codice fiscale Krkic. Da potenziale fenomeno nel Barcellona a onesto gregario nella Roma a oggetto pressoché inutile nel Milan. Un paio di buone prove da subentrante quando è stato schierato dietro le punte, tanto che ieri sera nel 4-2-3-1 super-offensivo degli ultimi minuti si pensava potesse fare la differenza. Invece perde una quantità incalcolabile di palloni e sbaglia costantemente ogni scelta. Ma rimaniamo fiduciosi, perché come cantava quel tale il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette.

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Atalanta-Milan 0-1, alias il ritorno del Faraone

Quella che sulla carta era una trasferta insidiosa si rivela una gara più semplice del previsto, nonostante l’Allegri Chirurgo ci abbia messo del suo per complicarsi la vita. Vittoria di misura griffata Stephan El Shaarawy, che torna al gol in campionato dopo una seppur breve astinenza. Di nuovo applausi per Niang, al quale concediamo volentieri qualche pausa e qualche pallone perso di troppo, a fronte di un impegno e una serietà che francamente non sembravano le sue qualità maggiori, dopo la bagarre in Under 21 e il siparietto coi Carabinieri.

NOCERINO, SE CI SEI BATTI UN COLPO – Dicevamo del Vate del Caciucco, incapace di effettuare un cambio che non sia “fuori una punta, dentro un’altra punta”, se non negli ultimi minuti. Con l’Atalanta in dieci e Flamini in evidente debito d’ossigeno – si capisce quando gli si chiude la vena nel momento in cui gli cola bava dalla bocca e cerca di calciare il calciabile, che siano palloni, borracce, ma soprattutto caviglie altrui – vede bene di sostituire il Faraone mettendo in campo il cugino addormentato di Robinho.

Nocerino rimane invece 90′ a esplorarsi le narici in cerca di qualche metallo prezioso. Viene da chiedersi come mai uno dei migliori centrocampisti dello scorso campionato, e non solo per i 10 gol messi a segno, quest’anno fatichi a trovare spazio nonostante, in fondo, a centrocampo se la giochino sempre in tre, proprio come l’anno passato. Flamini è più grintoso? No. Recupera più palloni? No. Vede peggio la porta? Sì. Cioè non la vede proprio.

COLANTUONO, COLANTUONO… – Sei uno dei miei tecnici preferiti, possibile che mi caschi proprio sul piano tattico? Bastava riguardarsi Sampdoria-Milan per mettere in difficoltà i rossoneri: pressing alto e a tutto campo, trappole mortali per El Shaarawy che neanche Saw L’Enigmista e ripartenze veloci. Invece il Mastro Lindo orobico opta per un tutti dietro al pallone che neanche il buon Nedo Sonetti e finisce per concedere non solo troppo spazio, ma addirittura troppo tempo persino a quel bradicefalo di Montolivo. 

Inoltre al Tanque Denis decide di affiancare Facundo Parra, che con un nome così l’unica cosa che può segnare sono i punti a 5 al 2. Non contento toglie un deludente Denis per inserire nientemeno che Igor Budan, un paracarro che non ha ragione di esistere in Serie A. Probabilmente Maxi Moralez avrebbe messo in difficoltà la coppia Zapata-Mexes con la sua velocità, ma tant’è.

SUPER MARIO – Piccola chiosa sull’affarone Balotelli. Siamo partiti dal gallianesco “davanti siamo a posto così, se non se ne va Robinho non prendiamo nessuno per non togliere spazio a Niang”, passando per il berlusconesco “Balotelli è una mela marcia”. Oggi invece pare che per 20 milioni, pagabili in trentordicimila rate da sette euro e cinquanta l’una, l’uomo dai 3 gol all’anno, l’uomo che riuscirebbe a litigare con Gandhi, l’uomo il cui QI si avvicina pericolosamente a quello di una pigna, dovrebbe arrivare a Milanello.

A me Balotelli non piace. Perché è un Cassano 2.0. Un giocatore che dovrà arrivare a 27-28 anni prima di rendersi conto che da protagonista ha vinto poco e un cazzo, ha buttato nel cesso gli anni migliori della sua carriera e dovrà ricominciare tutto daccapo una serie infinita di volte. Potenzialmente è tra i centravanti più forti del pianeta, se non fosse che, come dicono i genitori del Faraone, “il segreto è rimanere umili quando arriva il successo”.

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Milan-Bologna 2-1, alias una piacevole co(n)stante

Ci lasciamo alle spalle il deludente pareggio di Genova e infiocchettiamo un Bologna sulle gambe, lontano parente di quello che solo qualche giorno prima aveva fatto tremare il perizoma dei cugini. La cosa bella di questa partita è che l’ho vista fino al minuto numero 63, cioè due giri d’orologio prima che Pazzini si prendesse giuoco di Antonsson, facendogli carambolare apposta il pallone sullo stinco ché segnare direttamente sarebbe stato troppo facile. Pazzini il burfaldino.

ORE LIETE

Ma le notizie principali sono due, anzi tre. La prima è che Constant non è solo il gemello (ancora più) brutto di Ibrahimovic dopo otto ore di raggi ultravioletti, ma è anche un buon terzino, di quelli che a sinistra non si vedevano dall’era Pancaro (e ho detto tutto). Che Zambrotta, diciamocelo, era venuto a svecchiare. La sua crescita da inizio stagione è sotto gli occhi di tutti: ha ancora qualche passaggio a vuoto, ma spinge che è un piacere e difende niente male. Garics e Diamanti cercano di arginarlo come possono, cioè poco e male, e infatti nel primo tempo il Milan sfonda a sinistra che è un piacere.

La seconda è che Niang, che già a Genova aveva fatto vedere qualcosina, è forse il prospetto più forte a livello giovanile che attualmente militi nella massima serie. Ricordiamo che ha compiuto 18 anni a dicembre e che non è da tutti proporsi con quella personalità in uno stadio che incute timore come il Meazza. L’impressione è che, per dirla alla Cerqueti, avrà altre scions per dimostrare il proprio valore, anche qualora tornasse l’uomo dei biscotti bigusto. Per ora gli perdoniamo quella leggera supponenza stile Balotelli e il parrucchiere di Malgioglio.

La terza è che Boateng non ripete la scialba prova di Marassi, dove era sembrato svogliato e spaesato. Da mezzala convince infinitamente più che da finto attaccante o da trequartista, dove l’anno scorso spaccava il culo ai passeri solo perché sua Zlatanità apriva spazi e regalava assist che era un piacere. A volte si specchia un po’ troppo in se stesso e altre prova giocate che non gli competono (leggasi filtranti o cambi di gioco da quaranta metri), ma meglio un giocatore in fiducia che un Flamini qualunque.

DIETRO? BENINO, DAI

Per quanto riguarda la fase difensiva, non è che il Bologna ci abbia messo a dura prova. La partita (finché l’ho vista) mi ha ricordato un Milan-Parma di un paio di stagioni fa: gli emiliani vennero per fare la loro partita, ma lasciarono così tanti spazi che al confronto Neverland è un monolocale, col risultato di essere spazzati via in meno di un tempo. Nonostante ciò il Fine Pensatore ci ha regalato un altro dei suoi momenti di altissima riflessione, intervenendo di malleolo su una pernacchia di testa che Abbiati avrebbe potuto fermare anche posando il suo culone post-fascista sulla sfera. Ottimo invece Zapata, che ha sbrogliato un paio di situazioni potenzialmente pericolose e che dopo un inizio di stagione disastroso sembra essere tornato il bel giocatore che era a Udine.

DOMENICA TUTTI A BERGAMO

Ben più ostico l’impegno di domenica: si va a Bergamo a far visita a un’Atalanta che da quelle parti ci mette costantemente in difficoltà. Abbiamo ancora negli occhi la vomitevole prestazione dell’andata, quando l’Allegri Chirurgo era ancora tutto intento ad armeggiare col bisturi, spostando e cambiando e tagliando e ricucendo e insomma facendo un casino tale che a un certo punto Montolivo ha chiesto di giocare in porta. Sarà un bel banco di prova per capire se e quanto il terzo posto è alla nostra portata.

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Sampdoria-Milan 0-0, alias venivamo dalle fatiche di Coppa Italia

Un buon Milan esce a testa alta da un’insidiosa trasferta e, sebbene rischi in più di un’occasione, riesce addirittura a mantenere il possesso palla e a creare qualche grattacapo al portiere avversario. Dunque avanti così che il futuro è radioso. Se avessimo giocato contro il Bayern Monaco. Invece dall’altra parte c’era la Sampdoria, che su 21 punti conquistati in classifica ne ha fatti 4 (quasi il 20%) contro di noi. Ma vabbe’, vuoi mettere le fatiche della Coppa Italia? Per fortuna però che abbiamo una rosa ampia e competitiva, e infatti a Marassi vanno in campo in sei che si erano sparati 120′ a Torino.

Avevo in mente una bella analisi e tutta una serie di gag spassosissime, ma me le sono dimenticate quasi tutte. Ah!, cosa non fa l’influenza. Butto lì due o tre istantanee:

– Il Fine Pensatore di Rodin, al secolo Philippe Mexes, che probabilmente colto da chetosi fulminante passa il pallone a Icardi senza alcun tipo di motivazione plausibile.

El Shaarawy costantemente raddoppiato o triplicato da quella vecchia volpe di Delio Rossi, che ha capito una cosa semplicissima: se fermi lui fermi il Milan.

– Il balotellante Niang è giovane, prestante e ha il fisico da prima punta. Infatti da noi fa l’ala destra anche quando l’unico modo per segnare è buttare il pallone in mezzo.

Allegri, che oggi la Gazzetta dello Sport definisce un tecnico con “attitudine ad un gioco moderno e propositivo”, è talmente moderno che mentre il top del calcio mondiale davanti alla difesa schiera un giocatore con tecnica e visione di gioco, lui preferisce dei ranza-caviglie che al confronto Desailly era Coco Chanel. Questo anche quando gli avversari pressano alti e avresti bisogno di piedi educati per far circolare la palla, dato che non c’è più Thiago Silva.